La prossima notizia: la destituzione del “politico”

 

da: Giorgio Agamben, La potenza del pensiero. Saggi e conferenze (2005)*

«La politica è ciò che corrisponde all’inoperosità essenziale degli uomini, all’essere radicalmente senz’opera delle comunità umane. Vi è politica, perchè l’uomo è un essere argos, che non è definito da alcuna operazione propria – cioè: un essere di pura potenza, che nessuna identità e nessuna vocazione possono esaurire…».

«In che modo quest’argia, queste essenziali inoperosità e potenzialità potrebbero essere assunte senza diventare un compito storico, in che modo, cioè, la politica potrebbe essere nient’altro che l’esposizione dell’assenza di opera dell’uomo e quasi della sua indifferenza creatrice a ogni compito e solo in questo senso restare integralmente assegnata alla felicità – ecco quanto, attraverso e al di là del dominio planetario dell’oikonomia della nuda vita, costituisce il tema della politica che viene”.

“Vogliono costringerci a governare, non caderemo in questa provocazione”

da: Comitato invisibile, Ai nostri amici (2014-15)

«…Molliamo gli ormeggi!».

«…l’epoca è anche quello che troviamo al fondo di noi stessi non appena accettiamo di discendervi, quando ci immergiamo in ciò che viviamo, vediamo, sentiamo percepiamo…».

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Il dispositivo della promessa

Marco Bascetta, Al mercato delle illusioni.

Lo sfruttamento del lavoro gratuito,

Manifestolibri, 2016

di Alessandro Baccarin                                                                                      pdf

Il termine dispositivo contiene in sé l’idea di spazialità e di forza centripeta. Legato etimologicamente al verbo latino disponere, da cui anche il termine sempre latino dispositio, mantiene quel suffisso dis- che, in modo analogo al greco δια– (con evidente origine indoeuropea per entrambe i casi), attribuisce all’azione o all’oggetto una collocazione non centralizzata nello spazio, ma allo stesso tempo implica un’azione centripeta, convergente verso un centro spaziale, verso un unico obiettivo od oggetto.

Così la dis-posizione delle truppe in campo, già negli antichi trattati di arte della guerra, implicava una sistemazione articolata delle unità su di uno spazio e il loro successivo impiego concentrico, contro il nemico (l’oggetto) e per la vittoria (lo scopo). Ciò che Marco Bascetta descrive nel suo ultimo libro è proprio un dispositivo, quello che attacca da molteplici fronti gli individui nella società della crisi del tardo capitalismo, predisponendo una serie di pratiche, obblighi, etiche, convergenti in un processo di soggettivazione e di disciplinazione.

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Dai gesti, le parole

 

Paolo Vernaglione Berardi                                                                        pdf

                                                                Erri De Luca, La natura esposta

Feltrinelli, 2016

 

Qualche nota dalla cessata infanzia anzitutto. Nato nel 1950 a Napoli, passa i primi 10 anni estivi sull’isola antistante, vedendo il corpo mutare fino a prendere la forma fisica rivoluzionaria degli scorsi anni Settanta.

Al di sotto: le lingue classiche che addestrano all’ebraico e all’ yddish successivo, per la lettura del Libro. Al di sopra: scalare montagne, uno scrivere che lacera e fa il vuoto per arrivare in vetta. Poi: le macerie della guerra di Bosnia, le febbri del volontario in Africa, le appuntite traduzioni di Esodo/Nomi, Giona/Ionà, Kohelèt/Ecclesiaste, Libro di Rut, Vita di Sansone, Vita di Noè/Noah; nel mentre: il boicottaggio del tempo presente, il ridicolo processo per sabotaggio NO TAV raccontato in La parola contraria, nei drammi migranti, nel riuscire del più difficile.

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L’egemonia digitale

Renato Curcio, L’egemonia digitale. L’impatto delle nuove tecnologie nel mondo del lavoro, Sensibili alle foglie, 2016,

E’ recente la pubblicazione di L’egemonia digitale, seconda tappa della ricerca che Renato Curcio, assieme al suo gruppo di lavoro, sta conducendo sull’automazione e la digitalizzazione del mondo del lavoro. Ci sembra opportuno, oltre che necessario, pubblicare di seguito qualche breve estratto di questo testo. Gli spunti di analisi che il libro fornisce sono innumerevoli, centrando con mirabile lucidità il tema centrale di questo nostro presente, di questa perenne crisi funzionale alla radicale trasformazione del capitale e del neoliberismo. Ci riserviamo una prossima occasione per tentare di metterli a fuoco e trarne alcune argomentazioni. Sia qui sufficiente osservare il fulcro, a nostro avviso, dell’analisi di Curcio: la ricerca tenace di una nuova microfisica del potere, quella che passa attraverso gli algoritmi e la tecnologia del touchscreen, ricerca che permette una visione meno opaca di quel dispositivo digitale che, nel sociale, sta modificando sempre più le relazioni di potere a favore di una oligarchia tecnocratica, capace come poche di farsi obbedire producendo la sterilizzazione di ogni pensiero critico.

“Il pensiero critico sulle tecnologie digitali, così come oggi esse si manifestano, non implica affatto un rifiuto delle tecnologie al servizio di una nostra miglior vita o di una maggior cura di sé e degli altri. Essere “pro” o “contro” la tecnologia in generale non è altro che un pessimo modo di affrontare il problema. Come è mal posta l’alternativa tra un suo “uso buono” e un “uso cattivo”. Al di là di qualunque uso stupido o intelligente infatti restano sempre la concessione di credito e il “patto” che quell’uso ratifica. E neppure ci soddisfa limitarsi a rimarcare che le conseguenze delle tecnologie digitali, come di quelle che le hanno precedute, sono nello stesso tempo un danno e un vantaggio o, come scrive Postman, che “ogni tecnologia è al tempo steso un danno e una benedizione; non è l’una cosa o l’altra, è una cosa e l’altra” (p. 10).

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