Quaderno V – La memoria e la storia – Giovedì 2 febbraio – Bibliocaffè letterario – Roma – ore 17,30

 

Alessandro Baccarin – Stefano Gambari                            quaderno V

 

  1. Storia e memoria collettiva

Se il termine ‘memoria’ mostra un ambito semantico molto ampio e diverse connotazioni che rimandano ad approcci disciplinari e teorici molto differenziati,[1] forse è proprio attraverso una riflessione su questo concetto e sulla relazione tra i termini storia e memoria, che si potrà tentare di capire le dinamiche dei processi tramite i quali la memoria di particolari periodi storici o eventi sociali viene elaborata; si tratta spesso di un processo di difficile e delicata ricostruzione, individuale e collettiva, soprattutto nei casi in cui tale memoria è stata ‘velata’, censurata o rimossa, e spesso ‘offesa’.

Il rapporto che intratteniamo con la nostra memoria fonda – come ha rilevato Hannah Arendt – il significato della storia: «Ogni evento sviluppa la propria efficacia soltanto nella memoria, […] nello spazio della memoria […] Il significato che l’evento ha in sé si sviluppa, diventa efficace nella memoria e fonda la storia” [2]. La memoria consente di mantenere un legame tra tempi del passato e tempi del futuro quali sono percepiti dal soggetto, e dà sostanza al presente, mentre ciò che viene dimenticato o rimosso permette di percepire lo scarto tra il passato e il proprio presente. “Ciò che ricordiamo non ha, in quanto tale, nessun indice temporale, soltanto ciò che è stato dimenticato porta l’indice del passato»[3].

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Gita in treno – un racconto

 

Nara Chisciri                                                                                                     Gita in treno

 

 

La responsabile dell’istituto, espulsa dal trasportatore sulla banchina, considerò come fosse lontana, l’ultima volta in cui aveva accompagnato degli studenti all’esterno. Tuttavia, la nota ricevuta un’ora prima relativa all’assenza di tutori disponibili, non le aveva lasciato scelta. Inoltre sulla griglia d’incarico a sèguito della nota, l’opzione di visita era decaduta e la sola rimasta, non era tra le più ambite. Sperò che l’attrazione di ogni studente, per la prima volta all’esterno, sarebbe bastata a rendere secondaria l’opzione di ripiego. Accertata nel visore la loro posizione, passò dal proprio stato a quello di tutrice sulla griglia d’incarico, dando avvio alla procedura.

 

Animata dalla curiosità di una verifica, osservò i droni per la tracciatura esterna intorno alla motrice e il vagone; nei previsivi consultati per l’incarico, il treno veniva indicato come privo di aumenti, qualsiasi aumento. Al rientro dei droni negli alloggi sopraccigliari, la sequenza definì la correttezza dei previsivi; nessun segnale, fonte, allaccio di alcun tipo e lei attivò gli identificativi di riconoscimento, solo per stupirsi della conferma. Uno degli ultimi ambienti fissi rimasti al mondo, incapace di comunicare, adattarsi, modularsi, fornire servizi o intrattenere, adibito unicamente alla funzione di trasporto e privo di innesti biologici. Non proprio il tipo d’area, in grado di suscitare l’interesse degli studenti del primo ciclo. Immaginando la loro reazione, si augurò che i ragazzi, ai quali non venivano forniti previsivi accurati, non la prendessero male.

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Reale, cosa?

Paolo Vernaglione Berardi                                                    Giorgio Agamben, Che cos’ è reale? 

La scomparsa di Majorana

Neri Pozza Editore, 2016

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Se il pensiero proviene dall’assenza e la scrittura dal vuoto che circoscrive, ogni memoria è il ricordo di una scomparsa. E in quanto tale mette in causa il reale. Nel caso della scomparsa di Majorana l’accumulo di dati mancanti che a distanza di 78 anni testimoniano per l’indecidibile, è il segno di una infinita dispersione.

Lo ricorda finemente Giorgio Agamben in Che cos’è reale? La scomparsa di Majorana che ripercorre la vicenda del genio della fisica, a partire dalla traccia narrativa del racconto di Leonardo Sciascia La scomparsa di Majorana (1975). Riletto oggi come introduzione alla ricostruzione genealogica operata da Agamben, la vicenda raccontata da Sciascia ci permette di elaborare una differenza, nella distanza tra il suo testo e quest’ ultimo in cui si fa visibile la labile soglia tra la realtà e la sua contestazione nell’inesistenza. Continua a leggere “Reale, cosa?”

Pamphila, la “filosofa erotica”

Note alla Mulierum philosopharum historia di Gilles Ménage (Gilles Ménage, Storia delle donne filosofe, trad.it. Alessia Parolotto, Ombrecorte, Verona 2016)

Alessandro Baccarin                                                                                                  pdf

Gilles Mènage pubblicò la sua Mulierum philosopharum historia nel 1690 con l’intento di prolungare idealmente la Vita philosophorum di Diogene Laerzio (II-III d.C.). L’intenzione era tutt’altro che implicita: lo stesso autore esprimeva apertamente questa esigenza nelle note introduttive, e l’impianto stesso della sua opera, articolata in modo da distribuire le varie figure di donne filosofe in scuole filosofiche del mondo greco-romano (Cinismo, Stoicismo, Epicureismo ecc.) confermava questo intento.

Diversamente da quanto il lettore moderno è indotto a pensare, la scelta di fare una storia delle donne filosofe non colloca Ménage fra gli ipotetici precursori degli women studies, e tantomeno ne fa un antecedente della monumentale Histoire des femmes en Occident di Georges Duby e Michelle Perrot, forse la più ambiziosa delle imprese storiografiche portate a compimento dalla nouvelle histoire francese. Continua a leggere “Pamphila, la “filosofa erotica””