Dal comune alla comune. Forme di vita e uso dei corpi

        Marcello Tarì

Non esiste la rivoluzione infelice.
Il comunismo della destituzione

DeriveApprodi Editore, 2017, pp. 238

 

 

Paolo Vernaglione Berardi        (pdf)

Destituire il paradigma del Politico. E’ questo il compito di una politica che viene. Ciò significa: non si abbia più di mira lo Stato ma la deposizione dei rapporti tra potere e governo; non più il popolo in dialettica con la moltitudine, ma le relazioni possibili tra singoli; non il Soggetto ma la creatura. La serie dei concetti politici di derivazione teologica che sono i principi della metafisica occidentale si trovano sospesi. E oggi tanto più sono vigenti quanto meno hanno significato, e quanto meno sono utili tanto più possono essere revocati.

Nella composizione dei rapporti tra poteri, saperi e soggetti, la modernità al tramonto, cioè la forma neoliberale del capitalismo, manifesta con particolare intensità le finzioni della filosofia politica. Cioè il fatto che quando essa non è critica, quando non ha come oggetto di ricerca le forme di vita, serve il potere. La critica della filosofia politica consiterà dunque per un verso nell’individuare le funzioni di potere dei principi e per altro verso nel destituirli.

L’operazione però, come prova una genealogia della destituzione che trova voce in questi anni, non ha quale fine di riprodurre la distanza tra teoria e prassi in un “nuovo stato di cose” ma, al contrario e al di qua di quella strategica distinzione, di fare della prassi la critica di ogni separazione. Non si tratta inoltre di un rovesciamento, per cui la prassi determinerebbe per sè, o consisterebbe in un pensiero critico che circolerebbe come sapere possibile in qualche movimento di contestazione, ma della sospensione nell’arresto epocale del tempo.

La posta in gioco del presente essendo la “presa” sulla vita da parte di dispositivi governamentali in cui si scioglie il potere sovrano, questo regime biopolitico è l’evento epocale dell’an-archia del potere, cioè la revoca delle funzioni d’ordine e delle prerogative in capo allo Stato, sancite dal diritto positivo. In questo modo la destituzione dei principi epocali elaborata da Reiner Schurmann indica la funzione possibile di un sapere in cui si dissolvono le tradizionali partizioni di etica, filosofia e politica (Schurmann, 1995).

Allo stesso modo Michel Foucault poteva collocare la teoria politica all’interno di un pensiero an- archeologico, che è il pensiero storico-politico della “non necessità del potere”. Invece della giustificazione del potere da parte del diritto Foucault ha studiato le pratiche possibili “per essere govenati un po’ meno”. Lo spostamento del campo di ricerca dei modi effettivi in cui il potere è esercitato dall’indagine filosofico-politica all’inchiesta storico-politica apre il modo di considerare i rapporti tra soggetti e poteri. Si tratta di un atteggiamento «che consiste anzitutto nel dirsi che nessun

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causale: quota associativa 2017-2018

Quote annuali:

socio ordinario: 10 €

studente: 5 €

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Gli incontri del laboratorio / ottobre-aprile 2018

Cosa abbiamo pensato:

un laboratorio aperto a carattere seminariale articolato su tre assi tematici individuati secondo il metodo dell’ “archeologia filosofica”: i saperi, i poteri e i soggetti nei loro reciproci rapporti.

Chi:

il laboratorio “archeologia filosofica”, l’associazione Monteverdelegge – Plautilla, la rivista quieora, psicoterapeuti “indisciplinati”.

Dove:

nella bibliolibreria della magnifica palazzina del  Centro del Dsm Asl Roma D, via Colautti 30 (P.zza Rosolino Pilo a Monteverde) – Roma, con possibilità di appuntamenti itineranti in luoghi consonanti.

Quando:

da ottobre ad aprile 2018, con incontri quindicinali, il giovedì (ore 17,00-19,00) preceduti da una bibliografia di riferimento ed estratti di testi a partire dai quali iniziare il confronto.

A breve pubblichiamo il calendario. Gli incontri, come tutte le attività del laboratorio sono gratuiti e aperti.

Chi “tiene” il seminario?

tutti i partecipanti coadiuvati da:

Alessandro Baccarin – Paolo Godani – Andrea Russo – Marcello Tarì – Walter Tossici – Paolo Vernaglione Berardi – Patrizia Vincenzoni – che inviteranno artisti, poeti, filosofi e altri psicoindisciplinati

 

Bazar elettrico / quieora.ink

Proponiamo alcuni estratti di Bazar elettrico. Bataille, Warburg e Benjamin at Work, “saggio grafico” del collettivo Action30, Lavieri edizioni, maggio 2017.

(linkabile: http://www.action30.net/?p=359)

 

Action30, costituitosi nel 2005, è un collettivo di ricercatori e artisti il cui obbiettivo è  percepire le “nuove” forme di razzismo e di fascismo usando gli anni ’30 del XX secolo come uno specchio o come una lente d’ingrandimento, per rendere meno opachi i paesaggi della nostra attualità. L’ipotesi di partenza del collettivo è che stiamo vivendo una strana riedizione degli anni ’30 e che, di conseguenza, non basta analizzare, interpretare, spiegare. Bisogna fare qualcosa, agire. Per Action30 agire significa, in primo luogo, attaccare i “format” abituali. Sia a livello della trasmissione del sapere, ibernata nelle tradizionali forme accademiche, sia a livello della comunicazione, diluita in forme spettacolari e di puro intrattenimento.

Bibliografia

AA.VV., La croce della normalità / L’invasione dei supernormali (2007).

AA.VV., Politiche del lapsus / Il ritorno degli uomini talpa (2008).

AA.VV., L’uniforme e l’anima. Indagine sul vecchio e nuovo fascismo (Letture di: Bataille, Littell e Theweleit, Jackson, Pasolini, Foucault, Deleuze e Guattari, Agamben, Eco, Ballard), Edizioni Action30, Bari 2009 (linkabile: https://pdivittorio.files.wordpress.com/2010/10/uniforme_anima_tipografia.pdf).

P. Di Vittorio, E. Mastropierro, L’informe, il rizoma, il blob. Per un divenire minore della filosofia, “Logoi”, n. 5/2015 (linkabile: http://logoi.ph/edizioni/numero-ii-4-2016/theoretical-issues-ricerca-numero-ii-4-2016/concepts-percepts-affects-concetti-percetti-affetti/linforme-il-rizoma-il-blob-per-un-divenire-minore-della-filosofia.html)

S. Arcagni, Appunti sparsi per un progetto postmediale. Note su Action30, “Uzak”, 23/VI, 2016 (linkabile:http://www.uzak.it/component/content/article/128-lo-stato-delle-cose/960-appunti-sparsi-per-un-progetto-postmediale-note-su-action30.html)

Il tavolo da lavoro è il protagonista dimenticato dei processi creativi. Semplice comparsa, si eclissa dietro lo sfavillio del genio. Dalla sua superficie s’irradia però una strana energia. Un alone lo trascende. Lungi dal ridursi alla porzione di spazio che occupa, racchiude un intero spazio di ricerca. È il paesaggio che abbraccia un ecosistema creativo: è lo studio di Freud, è l’appartamento di Breton, è la Biblioteca di Warburg, è la Parigi di Benjamin, è l’atelier londinese di Bacon. Oltre che ambiente di ricerca, il t. da lavoro è la ricerca nel suo farsi.

Sotto un tavolo ce n’è sempre un altro. Le macchine operatorie riposano su una certa tradizione. Non spuntano dal nulla. Appaiono in un “museo” che ne custodisce gelosamente i presupposti. Anche se non lo sanno, riattivano altre macchine preesistenti, che rendono il loro funzionamento possibile. Però le macchine non funzionano sempre nello stesso modo. I tempi cambiano, le condizioni operative si trasformano. Per questo il rapporto con l’archivio è sempre caratterizzato da una certa tensione tra filologia e finzione . Pesi adagiati sullo stesso filo, pendono in direzioni opposte. Riscoprire un tavolo operatorio significa anche inventarlo. Continua a leggere “Bazar elettrico / quieora.ink”