Psichiatri, giudici, degenerati

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Paolo Vernaglione Berardi

Per misurare la distanza tra l’uso penale della psichiatria così come si configura tra la fine del XVIII e gli inzi del XIX secolo e le sue pratiche odierne bisogna riprendere una serie di questioni cruciali che danno forma ai rapporti tra il sistema penale e la pratica psichatrica. Per far questo interroghiamo un’altra scena di contenzione raccontata da Foucault nella conferenza inaugurale del Corso di Lovanio del 1981, Mal fare, dir vero. Si tratta di Leuret, uno degli importanti psichiatri degli anni ’30 e ’40 del XIX secolo, primario dell’ospedale di Bicêtre, e di un malato, sottoposto a docce gelate che devono indurlo ad ammettere di essere pazzo:

Il dottor Leuret: Non c’è una parola di vero in tutto questo; quel che lei dice, non è altro che follia. E’ perché lei è folle che la si trattiene a Bicetre.

Il malato: Io non credo di essere folle. So quel che ho visto e sentito.

Il medico: Se vuole che io sia contento di lei, deve obbedire perché tutto ciò che le chiedo è ragionevole. Promette di non pensare più alle sue follie, promette di non parlarne più?

Il malato promette esitando.

Il dottor Leuret: Lei mi ha mancato spesso di parola su questo punto: io non posso contare sulle sue promesse; andrà sotto la doccia fino a che non confesserà che tutte le cose che dice non sono altro che follie. E lo si sottopone ad una doccia ghiacciata sulla testa. Il malato riconosce che le sue immaginazioni erano solo follie, e che si impegnerà a lavorare. Ma aggiunge. Lo riconosco “perchè mi si costringe”. Nuova doccia ghiacciata.

– Si signore tutto quello che le ho detto non è che follia.

– Lei dunque è stato folle? – chiede il medico

Il malato esita:

– Non credo.

Terza doccia ghiacciata.

– E’ stato folle?

Il malato: vedere e udire significa esser folle?

– Si

Allora, il malato finisce per dire:

– Non c’erano donne che mi ingiuriavano, non c’erano uomini a perseguitarmi: Tutto questo non è che follia. (continua pdf)

Archeologia della penalità psichiatrica

Paolo Vernaglione Berardi

Nell’indagare le pratiche che nella modernità occidentale sono state adoperate per costruire il discorso della follia e della punizione bisogna riferirsi all’opera di Michel Foucault e in particolare ai testi dei Corsi al Collège de France degli scorsi anni Settanta e alle interviste che hanno per tema l’archeologia del folle e del delinquente e le modalità di internamento e di detenzione.

Dallo svolgimento dell’archivio della disragione e del crimine ai grandi testi Teorie e instituzioni penali, La società punitiva, Il potere psichiatrico, Gli anormali, Sorvegliare e punire, oltre alla serie cospicua di interventi, l’intento foucaultiano è quello di mostrare l’intreccio inevitabile e produttivo della medicina e della penalità, del sapere psichiatrico e dei dispositivi di punizione in capo al diritto penale, che hanno prodotto nello spazio di tempo di circa un secolo e mezzo i diversi profili dell’individuo pericoloso e le trasformazioni della figura giuridica del criminale… (continua pdf)

L’inappropriabile

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Paolo Vernaglione Berardi

Se la filosofia è la ricerca dell’origine delle idee, l’archeologia filosofica è la pratica che indaga il rapporto tra le idee e le cose. Risalendo alla soglia di distinzione di essere e linguaggio, percorre la differenza tra lingua e realtà, tra parole e cose. Ciò avviene nella ripetizione delle differenze. Ripetizione degli enunciati nell’archeologia dei saperi inaugurata da Michel Foucault; ripetizione della filosofia nella critica; ripetizione delle differenze nell’ espressione della replica.

Esempio di questo momento che rompe le continuità storiche e cerca il compimento della metafisica nella prassi è l’opera di Giorgio Agamben che ha enunciato l’archeologia filosofica nei diversi campi del pensiero, dell’arte e dell’etica. Continua a leggere “L’inappropriabile”