Nascita della clinica

Alessandro Baccarin

Naissance de la clinique1 venne dato alle stampe nel 1963. Incastonato dal punto di vista cronologico fra Storia della follia e Le parole e le cose, il libro finì per rimanere nel cono d’ombra di queste due opere monumentali, senz’altro molto più lette e famose. In quei primi anni Sessanta Foucault, professore di psicologia all’università di Clermont Ferrand, appariva già come un intellettuale ed un filosofo eterodosso ed originale, piuttosto anarchico rispetto ai coevi percorsi accademici o filosofici, ma ancora difficilmente identificabile con quella figura di maitre a penser con la quale venne identificato nei successivi anni Settanta.

Solo uno sguardo superficiale e disattento potrebbe rubricare questo singolare testo foucaultiano come un libro di storia della medicina. In realtà si tratta di un libro di storia dello sguardo e di archeologia del pensiero che prende a pretesto la storia della medicina, ed in particolare la fondazione della medicina clinica sul finire del XVIII secolo, per fare un’archeologia delle condizioni di emergenza del sapere moderno. Il titolo nella sua estensione non caso recita Nascita della clinica. Un’archeologia dello sguardo medico. Ed è proprio come tappa fondamentalede di una storia dello sguardo, una storia mai scritta, o scritta solo in parte ed in modo frammentario, che dovremmo leggere questo difficile libro, forse uno dei libri più difficili e più entusiasmanti dell’intera bibliografia foucaultiana.

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Marielle Franco

Alessandro Baccarin

L’assassinio di Marielle Franco a Rio de Janeiro il 14 marzo è parte di una guerra a bassa intensità condotta in questi ultimi anni in tutto il Brasile, ed in particolare nella citta carioca. L’apice, forse, di un conflitto che manifesta in forma cruda ed esplicita, come sempre è accaduto in America Latina, la lotta di classe al contrario che in questi primi lustri del XXI secolo viene perpetrata a livello planetario dalle élites neoliberali con l’uso abbondante di fascismi, neofascismi, assassini mirati, ricatti finanziari, agenzie di rating, droni, spread ecc. ecc.

Marielle era il simbolo di una sete di giustizia che nei quartieri più popolari di Rio si era materializzata appena due anni fa nella sua elezione ad assessore della camera municipale della città carioca. Donna, ragazza madre e per di più di colore, Marielle si faceva portavoce di tutte quelle minoranze o marginalità sociali che non trovano voce nei cosiddetti organi rappresentativi, e che tuttavia incontrano quotidianamente le pallottole che la solerte polizia locale dispensa in abbondanza sulle teste e sui corpi degli abitanti dei quartieri popolari e periferici.

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Archeologia della pornografia

Alessandro Baccarin                                                                                                         pdf

Fare una archeologia della pornografia significa essenzialmente tentare un’archeologia dello sguardo. Stabilire che lo sguardo, il modo in cui osserviamo le cose o le parole a cui associamo gli oggetti della nostra visione hanno una storia. Non solo mutano le categorie (morali, scientifiche, etiche ecc.) nelle quali inseriamo gli oggetti osservati, ma cambiano anche le capacità stesse di percepire gli oggetti nel campo visivo. In particolare per la pornografia dobbiamo partire dal presupposto che lo sguardo, lo sguardo di noi moderni, riesce ad intercettarla in virtù di una trasformazione complessa che ha interessato il campo della sessualità e in generale il campo delle relazioni di potere all’interno del sociale negli ultimi due secoli. Diciamo allora che la pornografia è il frutto di una storia recente. Una storia che coinvolge lo sguardo, la capacità di questo di distinguere il normale dall’anormale, il pornografico dall’erotico, il consentito dal proibito, quanto le forme di disciplinazione e normalizzazione assunte dalla società borghese e capitalistica negli ultimi due secoli. Una storia recente, dicevamo, che possiamo collocare cronologicamente dalla metà del XIX secolo ad oggi.

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