La cultura de “noantri”

di Alessandro Baccarin

Il provincialismo, la marginalità e l’inconsistenza culturale che caratterizza questo paese trovano nella capitale espressione massima, quasi naturale. Se i cassonetti pieni di immondizia, che tracima nelle strade delle periferie quanto in quelle del centro, l’asfalto dissestato o i quartieri dormitorio abbandonati a sé stessi sono l’epitome di un disastro culturale conclamato, le manifestazioni culturali e, in particolare, le mostre di terz’ordine che Roma offre al suo pubblico dichiarano con spavalderia e arroganza l’ignoranza e l’inettitudine della sua classe dirigente.

Prendiamo, fra i tanti casi paradigmatici, due mostre attualmente in corso nella città eterna. Presso i Mercati di Traiano, lo spazio espositivo ricavato dagli ambienti dall’antico mercato, si sta tenendo in questi giorni la mostra dedicata alla figura storica dell’imperatore Traiano (Traiano. Costruire l’impero, creare l’Europa, Mercati di Traiano, 29 agosto 2017 – 18 novembre 2018). La mostra si affianca, come è abitudine in questo spazio, all’esposizione stabile delle vestigia del Foro di Traiano e di Augusto, per lo più frammenti marmorei, bassorilievi e statue a tutto tondo. Un affiancamento che salva il visitatore da una noia mortale, perché nel suo complesso la mostra dedicata all’imperatore di origine ispanica si compone di qualche decina di pezzi, provenienti nell’ordine dalle collezioni di questi tre istituzioni museali: Museo dei Fori, Museo della Civiltà Romana e Antiquarim Comunale. Di questi, l’unico impianto museale attualmente aperto è il primo.

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La collana del laboratorio Archeologia filosofica - Edizioni Efesto

 

Paolo Vernaglione Berardi – LA NATURA UMANA COME DISPOSITIVO – in libreria dal 15 ottobre

Alessandro Baccarin – ARCHEOLOGIA DELL’EROTISMO – in libreria a Novembre

I QUADERNI DEL LABORATORIO – in uscita a marzo-aprile 2019

“Archeologia filosofica” è il nome della collana diretta da Alessandro Baccarin e Paolo Vernaglione Berardi per le Edizioni Efesto e dedicata a temi, autori e problemi di solito relegati in una zona difficilmente accessibile del pensiero. Non è così invece, perchè sempre più oggi scopriamo che al fondo del “senso comune”, dei “discorsi” e delle “retoriche dei valori”, si trovano quegli strati di sapere da sempre esclusi dalla “cultura” occidentale. La prima scoperta di queste stratificazioni si deve a Michel Foucault che con L’archeologia del sapere inaugurava un metodo di conoscenza basato sull’indagine delle “formazioni discorsive”. Sarà contemporaneamente il grande filosofo Enzo Melandri a fare dell’archeologia il campo esteso delle problematizzazioni, sottratte allo strutturalismo e alla fenomenologia. Oggi è Giorgio Agamben, che ha coniato l’archeologia filosofica”, a riprendere questo metodo di una “scienza senza nome” che è ricerca genealogica dei dispositivi di sapere-potere, confronto tra storia e archivio e tra forme di vita e “uso” dei corpi. Si apre dunque una possibilità inattuale di ricerca e di sperimentazione che potrebbe indicare una via di destituzione della “presa” sulla vita.

Comitato scientifico: Paolo Godani (Univ. Macerata), Gabriele Guerra (Univ “Sapienza” – Roma), Christian Laval (Univ. Paris-Nanterre), Cristina Marras (Univ. “Sapienza” – Roma), Clare O’Farrell (Queensland Univ. – Brisbane), Stefano Velotti (Univ “Sapienza” – Roma).

 

Che cos’è l’archeologia filosofica Da "La natura umana come dispositivo" - Edizioni Efesto - collana "archeologia filosofica"

IN LIBRERIA dal 15 ottobre

Paolo Vernaglione Berardi

Nel 1969 viene pubblicato in Francia L’Archeologia del sapere. In quel testo, Michel Foucault esplica il metodo adoperato nelle opere maggiori, realizzate negli anni precedenti: Storia della follia nell’età classica (1960), Nascita della clinica (1963), Le parole e le cose (1966).

L’Archeologia del sapere, testo capitale nella storia dell’epistemologia, è un libro teorico. Foucault scrive però qualcosa che è più di un trattato sul metodo. Il testo inaugura non solo un modo di considerare i saperi e le scienze, ma anche un nuovo campo di sapere che, già a partire dalla fine degli anni Cinquanta dello scorso secolo, sovverte gli ordinamenti della cultura, delle scienze sociali e delle scienze umane; allo stesso tempo, trasforma lo sguardo filosofico, ridefinendone i confini: «La filosofia è un’impresa di diagnosi, l’archeologia un metodo di descrizione del pensiero», scrive Foucault nel 1966. Nella temperie delle dispute tra fenomenologia e strutturalismo, i testi di Foucault sono come oggetti alieni che ridislocano l’insieme delle questioni epistemologiche e dell’interpretazione.

Lo “strano” metodo nasce all’interno della cultura filosofica europea della metà degli anni Cinquanta con l’urgenza di una rottura, che ha il nome di Nietzsche. In un’intervista del 1966, in occasione dell’uscita dell’edizione francese delle opere complete, Foucault e Gilles Deleuze, curatori, dicono che «Nietzsche costituisce una cesura nella storia del pensiero occidentale…Prima, questo discorso era un Io anonimo. Così, le Meditazioni metafisiche hanno un carattere soggettivo. Quindi, il lettore può sostituirsi a Descartes. Impossibile dire “io” al posto di Nietzsche. Questo fatto sormonta tutto il pensiero occidentale contemporaneo…Nietzsche ha aperto una ferita nel linguaggio filosofico. Guardate Heidegger, sempre più ossessionato da Nietzsche nel corso della sua lunga meditazione; ugualmente, Jaspers…». Continua a leggere Che cos’è l’archeologia filosofica Da “La natura umana come dispositivo” – Edizioni Efesto – collana “archeologia filosofica”