Archeologia dell’erotismo

INTRODUZIONE

Nel grande naufragio della letteratura greco-romana uno spazio particolare, sebbene del tutto misconosciuto, occupa la manualistica erotica. Si trattava, ben al contrario di quanto i miseri frammenti a nostra disposizione ci permettono di leggere, di un genere letterario importante, che solo una lettura distorsiva e anacronistica potrebbe ascrivere alla pornografia o alla ancora più vaga categoria letteraria della “letteratura di consumo”. L’autorialità che rese celebre questo genere era composta per lo più da figure femminili, donne come Filenide di Samo, la più antica autrice di un manuale erotico greco, o l’egiziana Elefantide, autrice amata dall’imperatore Tiberio. Autrici la cui dimestichezza con la filosofia rendeva possibile scrivere un manuale di “comportamento” sessuale o erotico e ironizzare, proprio attraverso il testo, con le principali correnti filosofiche antiche.

Scopo del presente studio non è solo ricostruire questo genere letterario perduto, popolato da autrici e da titoli degni di della biblioteca universale di Borges, quanto recuperare quella koiné culturale, etnica, visuale e artistica che possiamo definire come “ars erotica” e che popola l’arte greco-romana, così come popolava lo spazio visuale della città antica. Il recupero della dimensione espositiva dell’erotismo, proprio di quella koiné, consente l’individuazione dell’emergenza non solo del soggetto di desiderio, ma anche l’impostazione di un lavoro archeologico-filosofico su quella sfera del desiderio che, a partire dal dispositivo di sessualità, per dirla con Michel Foucault, la modernità ha assegnato d’autorità alla psichiatria e allo psichismo del soggetto. Il libro ambisce a fornire al lettore esperto e a quello meno esperto una monografia esaustiva sull’argomento, che è stato percorso solo furtivamente nel mondo degli studi classici. (CONTINUA pdf)