Nascita della clinica

Alessandro Baccarin

Naissance de la clinique1 venne dato alle stampe nel 1963. Incastonato dal punto di vista cronologico fra Storia della follia e Le parole e le cose, il libro finì per rimanere nel cono d’ombra di queste due opere monumentali, senz’altro molto più lette e famose. In quei primi anni Sessanta Foucault, professore di psicologia all’università di Clermont Ferrand, appariva già come un intellettuale ed un filosofo eterodosso ed originale, piuttosto anarchico rispetto ai coevi percorsi accademici o filosofici, ma ancora difficilmente identificabile con quella figura di maitre a penser con la quale venne identificato nei successivi anni Settanta.

Solo uno sguardo superficiale e disattento potrebbe rubricare questo singolare testo foucaultiano come un libro di storia della medicina. In realtà si tratta di un libro di storia dello sguardo e di archeologia del pensiero che prende a pretesto la storia della medicina, ed in particolare la fondazione della medicina clinica sul finire del XVIII secolo, per fare un’archeologia delle condizioni di emergenza del sapere moderno. Il titolo nella sua estensione non caso recita Nascita della clinica. Un’archeologia dello sguardo medico. Ed è proprio come tappa fondamentalede di una storia dello sguardo, una storia mai scritta, o scritta solo in parte ed in modo frammentario, che dovremmo leggere questo difficile libro, forse uno dei libri più difficili e più entusiasmanti dell’intera bibliografia foucaultiana.

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Dal comune alla comune. Forme di vita e uso dei corpi

        Marcello Tarì

Non esiste la rivoluzione infelice.
Il comunismo della destituzione

DeriveApprodi Editore, 2017, pp. 238

 

 

Paolo Vernaglione Berardi        (pdf)

Destituire il paradigma del Politico. E’ questo il compito di una politica che viene. Ciò significa: non si abbia più di mira lo Stato ma la deposizione dei rapporti tra potere e governo; non più il popolo in dialettica con la moltitudine, ma le relazioni possibili tra singoli; non il Soggetto ma la creatura. La serie dei concetti politici di derivazione teologica che sono i principi della metafisica occidentale si trovano sospesi. E oggi tanto più sono vigenti quanto meno hanno significato, e quanto meno sono utili tanto più possono essere revocati.

Nella composizione dei rapporti tra poteri, saperi e soggetti, la modernità al tramonto, cioè la forma neoliberale del capitalismo, manifesta con particolare intensità le finzioni della filosofia politica. Cioè il fatto che quando essa non è critica, quando non ha come oggetto di ricerca le forme di vita, serve il potere. La critica della filosofia politica consiterà dunque per un verso nell’individuare le funzioni di potere dei principi e per altro verso nel destituirli.

L’operazione però, come prova una genealogia della destituzione che trova voce in questi anni, non ha quale fine di riprodurre la distanza tra teoria e prassi in un “nuovo stato di cose” ma, al contrario e al di qua di quella strategica distinzione, di fare della prassi la critica di ogni separazione. Non si tratta inoltre di un rovesciamento, per cui la prassi determinerebbe per sè, o consisterebbe in un pensiero critico che circolerebbe come sapere possibile in qualche movimento di contestazione, ma della sospensione nell’arresto epocale del tempo.

La posta in gioco del presente essendo la “presa” sulla vita da parte di dispositivi governamentali in cui si scioglie il potere sovrano, questo regime biopolitico è l’evento epocale dell’an-archia del potere, cioè la revoca delle funzioni d’ordine e delle prerogative in capo allo Stato, sancite dal diritto positivo. In questo modo la destituzione dei principi epocali elaborata da Reiner Schurmann indica la funzione possibile di un sapere in cui si dissolvono le tradizionali partizioni di etica, filosofia e politica (Schurmann, 1995).

Allo stesso modo Michel Foucault poteva collocare la teoria politica all’interno di un pensiero an- archeologico, che è il pensiero storico-politico della “non necessità del potere”. Invece della giustificazione del potere da parte del diritto Foucault ha studiato le pratiche possibili “per essere govenati un po’ meno”. Lo spostamento del campo di ricerca dei modi effettivi in cui il potere è esercitato dall’indagine filosofico-politica all’inchiesta storico-politica apre il modo di considerare i rapporti tra soggetti e poteri. Si tratta di un atteggiamento «che consiste anzitutto nel dirsi che nessun

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Resistere agli appelli elettorali

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Un fantasma si aggira per l’Europa e purtroppo questa volta non è il fantasma del proletariato. La sua sagoma sinistra si staglia dietro le parole ed i lessici, fra i discorsi del nostro quotidiano, fra le congiunzioni dei nostri pensieri. E’ il fantasma di un pensiero dominante, quello neoliberale in crisi, e quindi ancor più micidiale che negli anni della globalizzazione. E tuttavia si tratta di un fantasma in carne ed ossa, incarnato da una classe dominante che impone determinate scelte e determinate pratiche governamentali.

Oggi viviamo in un totalitarismo della classe dirigente. Potremmo definire questa élite come classe dirigente economica, ma la posizione predicativa che l’economico assume in questa formula troverebbe poca pregnanza. Si tratta infatti di gestire e dirigere l’esistente non più secondo il piano gerarchico e ordinativo della sovranità statale o sovranazionale, ma del governo delle vite. Continua a leggere “Resistere agli appelli elettorali”