Le “guerre del sesso” e il “discorso in più”

SULL'INATTUALITÁ DELLA HISTOIRE DE LA SEXUALITÉ DI MICHEL FOUCAULT

di Alessandro Baccarin

Il corso tenuto da Foucault al Collège de France nel 1981 e intitolato Subjectivité et vérité presenta l’intero archivio e le riflessioni relative che formeranno l’impianto analitico degli ultimi volumi della Histoire, pubblicati ben quattro anni dopo il corso. Fa parte di questa elaborazione teorica anche quella focalizzazione sulla trasformazione dell’etica sessuale greco-romana nell’alto impero-romano, ovvero quella coniugalizzazione del desiderio che già Veyne aveva osservato nei suoi studi e che Foucault riprende per farne una tappa decisiva del processo che condurrà all’emergenza del soggetto di desiderio e di una ermeneutica del sé di tipo cristiano.

Le guerre del sesso

All’indomani della pubblicazione de La volontè de savoir, il piano previsto da Foucault per l’Historie de la sexualitè si articolava in ben sei volumi. Oltre a La volontè, il progetto originale prevedeva un libro sull’esperienza cristiana de “la chair“, ovvero la svolta ermeneutica e cristiana della società “presessuale” antica, uno sulla problematizzazione della masturbazione infantile nel XIX secolo, uno sulla soggettivazione della donna a partire dall’isterismo, uno sul concetto di perversione e sulle conseguenti soggettivazioni, e infine un ultimo lavoro su popolazioni e razze, ovvero sull’emergere del razzismo come espressione del passaggio dalla sovranità alla biopolitica1. Il progetto era in forte continuità con i cantieri aperti già da qualche anno sulla società disciplinare e sul biopotere, cantieri ampiamente sondati attraverso i corsi al Collège de France tenuti alla metà degli anni Settanta. Niente di tutto questo venne mai scritto o per lo meno pubblicato2. Dopo anni di febbrile e intenso lavoro, una lunga parentesi che alimentava nel pubblico l’attesa per la continuazione della Histoire, nel 1984, pochi mesi prima della sua morte, Foucault consegnava alle stampe Le usage des plaisirs e Le souci de soi.

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Agalmatofilia. Archeologia di un fantasma letterario

di Alessandro Baccarin

 

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Walter Benjamin, in un saggio che è ormai divenuto un classico, definiva l’arte, nell’epoca della sua irriproducibilità tecnica, ovvero l’arte precedente la rivoluzione industriale, come quella capacità tecnica di dotare un oggetto di una potenza auratica. L’hinc et nunc dell’oggetto stabiliva con l’osservatore una relazione unica, che trasformava la fruizione visiva in una religiosa, magica, estetica ecc. Ciò che Benjamin non prese in considerazione, data la prospettiva generale del suo studio, era la singolarità con la quale nel mondo antico, e in modo particolare nella civiltà greco-romana, l’oggetto artistico finalizzato a riprodurre la figura umana, sia questa raffigurante una divinità, sia questa riproducente le fattezze di un uomo o di una donna, veniva percepito dagli osservatori. Una statua o un dipinto si immaginava che portassero nel reale la persona o l’essere divino che rappresentavano. Fra oggetto materiale e oggetto rappresentato non c’era alcuna differenza. Nei templi le statue che raffiguravano dei o eroi portavano nel reale di quel luogo, e nel reale dell’osservatore, il dio, l’eroe, la dea ecc. Inoltre, per la stessa fisiologia della vista, quale era quella condivisa dalla medicina antica e dal sapere popolare, l’immagine veniva a fissarsi nell’occhio attraverso una emanazione di particelle che rendevano l’osservatore sostanzialmente permeato dall’immagine e dal suo contenuto divino o evocativo. L’osservatore assorbiva in sè l’immagine, e lo faceva in modo fisico, nel senso pieno del termine. Continua a leggere “Agalmatofilia. Archeologia di un fantasma letterario”

Agalmatofilìa – archeologia di un fantasma letterario

con Alessandro Baccarin

Terzo Incontro sul pensiero della destituzione – Giovedì 9 novembre – ore 17,00 – Bibliolibreria del Centro Diurno “Giovagnoli” – Via Colautti 30 – Roma – in collaborazione con l’associazione “monteverdelegge”

Richard von Krafft-Ebing, nella sua Psycopathia Sexualis, la prima sistematizzazione del sapere sessuologico da parte di una nascente psichiatria sempre più interessata alla partizione fra normalità e devianza, ricordava che l’agalmatofilia, ovvero quella insana passione per statue ed oggetti inanimati riproducenti figure umane, riscontrava ai suoi tempi la registrazione di un singolo e isolato caso. L’agalmatofilia costituisce solo una delle infinite forme di “devianza” che il sessulogo tedesco ha studiato. In qualità di fantasma culturale, l’agalmatofilia emerge come problema sessuale e psichiatrico nel XIX secolo, quando anche le letterature classiche vengono piegate alla necessità di formare un repertorio utile alla nuove esigenze di una psichiatria e di una medicina, cooptate in funzione normalizzante…