Gita in treno – un racconto

 

Nara Chisciri                                                                                                     Gita in treno

 

 

La responsabile dell’istituto, espulsa dal trasportatore sulla banchina, considerò come fosse lontana, l’ultima volta in cui aveva accompagnato degli studenti all’esterno. Tuttavia, la nota ricevuta un’ora prima relativa all’assenza di tutori disponibili, non le aveva lasciato scelta. Inoltre sulla griglia d’incarico a sèguito della nota, l’opzione di visita era decaduta e la sola rimasta, non era tra le più ambite. Sperò che l’attrazione di ogni studente, per la prima volta all’esterno, sarebbe bastata a rendere secondaria l’opzione di ripiego. Accertata nel visore la loro posizione, passò dal proprio stato a quello di tutrice sulla griglia d’incarico, dando avvio alla procedura.

 

Animata dalla curiosità di una verifica, osservò i droni per la tracciatura esterna intorno alla motrice e il vagone; nei previsivi consultati per l’incarico, il treno veniva indicato come privo di aumenti, qualsiasi aumento. Al rientro dei droni negli alloggi sopraccigliari, la sequenza definì la correttezza dei previsivi; nessun segnale, fonte, allaccio di alcun tipo e lei attivò gli identificativi di riconoscimento, solo per stupirsi della conferma. Uno degli ultimi ambienti fissi rimasti al mondo, incapace di comunicare, adattarsi, modularsi, fornire servizi o intrattenere, adibito unicamente alla funzione di trasporto e privo di innesti biologici. Non proprio il tipo d’area, in grado di suscitare l’interesse degli studenti del primo ciclo. Immaginando la loro reazione, si augurò che i ragazzi, ai quali non venivano forniti previsivi accurati, non la prendessero male.

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Fare il morto

Da:  Enrico Euli*, Fare il morto. Vecchi e nuovi giochi di renitenza (Sensibili alle foglie, 2016)

Si ha la netta sensazione che qualcosa di essenziale sia giunto al termine e, che – al di là dell’agitarsi convulso delle metropoli e dei mercati (ma forse proprio dentro e per questo stesso agitarsi) – una lunga fase storica stia tramontando. Sembra di avere davanti un paziente che, pur tenuto in vita dalle macchine, sappiamo già clinicamente morto

La biopolitica si fa oggi digitale e controlla i nostri spostamenti, dispone i suoi dispositivi e ci rende ad essi disponibili, profila le nostre scelte, orienta i nostri orientamenti nello sciame.

La Terza guerra mondiale, seppure si svolga “a rate”, è ormai (stata dichiarata) permanente e – nonstante i suoi perpetui, ovvii e dolorosissimi fallimenti – riemerge sempre più impetuosamente e irreversibilmente…

Le guerre civili si fanno strada anche nelle nostre metropoli…

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Edward Hopper: il poeta della luce

di Alessandro Baccarin                                                                                       edward-hopper

Una donna si ripara dalla luce del sole nell’angusto spazio antistante la porta d’ingresso di una vecchia casa, in mezzo alla sterpaglia. La posizione non la protegge completamente dal sole, nè la nasconde alla vista, sicché è dato ammirare il suo bel vestito rosso abbinato al colore del cappello. A dire il vero, la donna non sembra nascondersi dal sole, quanto lasciar spazio all’osservatore, lasciargli libera la vista del marciapiede bianco bagnato dalla luce e quella del campo di grano dispiegato all’orizzonte. Sembra quasi attendere che noi spettatori ci si sazi di questo spettacolo, per riprendere il cammino, forse diretta alla chiesa più vicina, se quello che indossa è l’abito della domenica, mentre le cicale cantano e il caldo fa sudare anche noi, lontani spettatori.

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