da Obscurandum

Fabio Strinati

Obscurandum è un’opera poetica che vive all’interno del suo cantuccio d’ombra, che si nutre del suo stesso significato anche quando sembra sfuggirgli in un battito di tempo. L’idea nasce come da uno schioppo di fucile o meglio, come da uno schizzo di luce improvviso sul parabrezza. I versi che compongono l’opera, prendono forma attraverso un percorso che nasce perché costretto a materializzarsi, identificandosi in una forma ben definita. Un tragitto ben delineato fin dal suo inizio: un evento, una scossa, un colpo di frusta, una spallata… (pdf. Obscurandum – integrale).

…Siamo invischiati dentro un’ora di tempo

e giacché vita si mostra nell’istante

in cui viene sottratta l’aria al suo bavaglio,

pensiamo alla percezione o illusione

di cosa senilità ci dica piangendo

avvolta in lacrime di pioggia.

Siamo i nostri ricordi:

materia conchiusa in una frase

che nell’immediato, spesso si sfarina

ma che nel sapido pensare assòlve,

il suo compito ch’è quidditate ( in parte )

di un atlante che si modifica

senza scegliere la scelta. Continua a leggere “da Obscurandum”

Marielle Franco

Alessandro Baccarin

L’assassinio di Marielle Franco a Rio de Janeiro il 14 marzo è parte di una guerra a bassa intensità condotta in questi ultimi anni in tutto il Brasile, ed in particolare nella citta carioca. L’apice, forse, di un conflitto che manifesta in forma cruda ed esplicita, come sempre è accaduto in America Latina, la lotta di classe al contrario che in questi primi lustri del XXI secolo viene perpetrata a livello planetario dalle élites neoliberali con l’uso abbondante di fascismi, neofascismi, assassini mirati, ricatti finanziari, agenzie di rating, droni, spread ecc. ecc.

Marielle era il simbolo di una sete di giustizia che nei quartieri più popolari di Rio si era materializzata appena due anni fa nella sua elezione ad assessore della camera municipale della città carioca. Donna, ragazza madre e per di più di colore, Marielle si faceva portavoce di tutte quelle minoranze o marginalità sociali che non trovano voce nei cosiddetti organi rappresentativi, e che tuttavia incontrano quotidianamente le pallottole che la solerte polizia locale dispensa in abbondanza sulle teste e sui corpi degli abitanti dei quartieri popolari e periferici.

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Gita in treno – un racconto

 

Nara Chisciri                                                                                                     Gita in treno

 

 

La responsabile dell’istituto, espulsa dal trasportatore sulla banchina, considerò come fosse lontana, l’ultima volta in cui aveva accompagnato degli studenti all’esterno. Tuttavia, la nota ricevuta un’ora prima relativa all’assenza di tutori disponibili, non le aveva lasciato scelta. Inoltre sulla griglia d’incarico a sèguito della nota, l’opzione di visita era decaduta e la sola rimasta, non era tra le più ambite. Sperò che l’attrazione di ogni studente, per la prima volta all’esterno, sarebbe bastata a rendere secondaria l’opzione di ripiego. Accertata nel visore la loro posizione, passò dal proprio stato a quello di tutrice sulla griglia d’incarico, dando avvio alla procedura.

 

Animata dalla curiosità di una verifica, osservò i droni per la tracciatura esterna intorno alla motrice e il vagone; nei previsivi consultati per l’incarico, il treno veniva indicato come privo di aumenti, qualsiasi aumento. Al rientro dei droni negli alloggi sopraccigliari, la sequenza definì la correttezza dei previsivi; nessun segnale, fonte, allaccio di alcun tipo e lei attivò gli identificativi di riconoscimento, solo per stupirsi della conferma. Uno degli ultimi ambienti fissi rimasti al mondo, incapace di comunicare, adattarsi, modularsi, fornire servizi o intrattenere, adibito unicamente alla funzione di trasporto e privo di innesti biologici. Non proprio il tipo d’area, in grado di suscitare l’interesse degli studenti del primo ciclo. Immaginando la loro reazione, si augurò che i ragazzi, ai quali non venivano forniti previsivi accurati, non la prendessero male.

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Fare il morto

Da:  Enrico Euli*, Fare il morto. Vecchi e nuovi giochi di renitenza (Sensibili alle foglie, 2016)

Si ha la netta sensazione che qualcosa di essenziale sia giunto al termine e, che – al di là dell’agitarsi convulso delle metropoli e dei mercati (ma forse proprio dentro e per questo stesso agitarsi) – una lunga fase storica stia tramontando. Sembra di avere davanti un paziente che, pur tenuto in vita dalle macchine, sappiamo già clinicamente morto

La biopolitica si fa oggi digitale e controlla i nostri spostamenti, dispone i suoi dispositivi e ci rende ad essi disponibili, profila le nostre scelte, orienta i nostri orientamenti nello sciame.

La Terza guerra mondiale, seppure si svolga “a rate”, è ormai (stata dichiarata) permanente e – nonstante i suoi perpetui, ovvii e dolorosissimi fallimenti – riemerge sempre più impetuosamente e irreversibilmente…

Le guerre civili si fanno strada anche nelle nostre metropoli…

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