Come si muore in Libia e in mare Dalla guerra ai migranti - luglio 2018

di Raffaella Daino*

Sono stata una settimana nei due porti, Trapani e Pozzallo, in cui sono state fatte sbarcare le navi con centinaia di profughi, malati, disidratati e denutriti, donne incinte e bambini con mutilazioni, lasciati giorni sotto il sole al largo delle coste siciliane, perché il Viminale non autorizzava lo sbarco, situazione sbloccata solo grazie all’intervento del Presidente della repubblica nel 1° caso e alla sollecitazione sulla grave situazione sanitaria a bordo nel 2° caso.

Li’ ho raccolto tante, nuove testimonianze che confermano il quadro di orrore che vige in Libia.
Un bambino era senza un dito. I trafficanti glielo hanno tagliato x ricattare i genitori.
A un uomo hanno ucciso la moglie, davanti a lui, perché non avevano soldi per pagare.
Alcune donne pesano 35 kg.
Non hanno mangiato né bevuto per giorni.
120 ragazzini sono arrivati soli senza i genitori.
20 bambini hanno meno di 4 anni.
Immaginate cosa hanno passato, settimane nel deserto, nei lager libici, e poi sul ponte di lamiera rovente di una nave militare.

Ora un ministro italiano vuol convincere l’Europa a ribaltare la decisione della Corte dei diritti che sostiene che la Libia non è un luogo sicuro. Ma li’ dovete sapere che i diritti umani non esistono, che chi ha la pelle più scura viene venduto come schiavo, i migranti che arrivano dal centro Africa vengono gettati nelle carceri/lager dove gli uomini e i bambini vengono torturati e le donne vengono violentate. Vi siete mai chiesti perché cosi tante donne arrivano incinte? Non certo perché hanno scelto di fare un figlio sulla via della fuga da fame, miseria estrema, dittature, persecuzioni, che sia nell’inferno della Libia o nella allucinante traversata del deserto, dove chi cade dai camion in corsa viene lasciato morire. In Libia si muore.

*Giornalista di SKY TG 24

La destituzione inoperosa La società della stanchezza

 

Walter Tossici

 

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 Byung-Chul Han è un filosofo sudcoreano che ci fornisce un’ analisi della società odierna, da lui definita come “società della prestazione”. Questo tipo di società è basata su nuovi valori, legati alla produttività, come il progetto e l’iniziativa intrapresi dal singolo individuo, definito – riprendendo Foucault- “imprenditore di sé stesso”, o, più in generale, “soggetto di prestazione”. In particolare, “vi è una continuità fra la società disciplinare, basata su elementi negativi come il dovere, l’obbligo e il divieto e la cosiddetta società della prestazione, basata sull’ elemento positivo del poter-fare, apparentemente illimitato. Infatti, il soggetto di prestazione resta disciplinato. Egli è passato attraverso lo stadio della disciplina. Il poter-fare incrementa il livello di produttività già raggiunto attraverso l’imperativo del dovere. All’incremento della produttività, tra il poter-fare e il dovere sussiste una continuità.  Tuttavia, nel passaggio dalla società disciplinare alla società di prestazione va a collocarsi la depressione”[1]; in altre parole, possiamo intendere il soggetto odierno come un soggetto malato, con uno stato psichico di malessere, dovuto al seguente fattore, qui citato: (..) Continua a leggere La destituzione inoperosa La società della stanchezza

Nascita della clinica

Alessandro Baccarin

Naissance de la clinique1 venne dato alle stampe nel 1963. Incastonato dal punto di vista cronologico fra Storia della follia e Le parole e le cose, il libro finì per rimanere nel cono d’ombra di queste due opere monumentali, senz’altro molto più lette e famose. In quei primi anni Sessanta Foucault, professore di psicologia all’università di Clermont Ferrand, appariva già come un intellettuale ed un filosofo eterodosso ed originale, piuttosto anarchico rispetto ai coevi percorsi accademici o filosofici, ma ancora difficilmente identificabile con quella figura di maitre a penser con la quale venne identificato nei successivi anni Settanta.

Solo uno sguardo superficiale e disattento potrebbe rubricare questo singolare testo foucaultiano come un libro di storia della medicina. In realtà si tratta di un libro di storia dello sguardo e di archeologia del pensiero che prende a pretesto la storia della medicina, ed in particolare la fondazione della medicina clinica sul finire del XVIII secolo, per fare un’archeologia delle condizioni di emergenza del sapere moderno. Il titolo nella sua estensione non caso recita Nascita della clinica. Un’archeologia dello sguardo medico. Ed è proprio come tappa fondamentalede di una storia dello sguardo, una storia mai scritta, o scritta solo in parte ed in modo frammentario, che dovremmo leggere questo difficile libro, forse uno dei libri più difficili e più entusiasmanti dell’intera bibliografia foucaultiana.

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Archeologia della pornografia

Alessandro Baccarin                                                                                                         pdf

Fare una archeologia della pornografia significa essenzialmente tentare un’archeologia dello sguardo. Stabilire che lo sguardo, il modo in cui osserviamo le cose o le parole a cui associamo gli oggetti della nostra visione hanno una storia. Non solo mutano le categorie (morali, scientifiche, etiche ecc.) nelle quali inseriamo gli oggetti osservati, ma cambiano anche le capacità stesse di percepire gli oggetti nel campo visivo. In particolare per la pornografia dobbiamo partire dal presupposto che lo sguardo, lo sguardo di noi moderni, riesce ad intercettarla in virtù di una trasformazione complessa che ha interessato il campo della sessualità e in generale il campo delle relazioni di potere all’interno del sociale negli ultimi due secoli. Diciamo allora che la pornografia è il frutto di una storia recente. Una storia che coinvolge lo sguardo, la capacità di questo di distinguere il normale dall’anormale, il pornografico dall’erotico, il consentito dal proibito, quanto le forme di disciplinazione e normalizzazione assunte dalla società borghese e capitalistica negli ultimi due secoli. Una storia recente, dicevamo, che possiamo collocare cronologicamente dalla metà del XIX secolo ad oggi.

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