Bazar elettrico / quieora.ink

Proponiamo alcuni estratti di Bazar elettrico. Bataille, Warburg e Benjamin at Work, “saggio grafico” del collettivo Action30, Lavieri edizioni, maggio 2017.

(linkabile: http://www.action30.net/?p=359)

 

Action30, costituitosi nel 2005, è un collettivo di ricercatori e artisti il cui obbiettivo è  percepire le “nuove” forme di razzismo e di fascismo usando gli anni ’30 del XX secolo come uno specchio o come una lente d’ingrandimento, per rendere meno opachi i paesaggi della nostra attualità. L’ipotesi di partenza del collettivo è che stiamo vivendo una strana riedizione degli anni ’30 e che, di conseguenza, non basta analizzare, interpretare, spiegare. Bisogna fare qualcosa, agire. Per Action30 agire significa, in primo luogo, attaccare i “format” abituali. Sia a livello della trasmissione del sapere, ibernata nelle tradizionali forme accademiche, sia a livello della comunicazione, diluita in forme spettacolari e di puro intrattenimento.

Bibliografia

AA.VV., La croce della normalità / L’invasione dei supernormali (2007).

AA.VV., Politiche del lapsus / Il ritorno degli uomini talpa (2008).

AA.VV., L’uniforme e l’anima. Indagine sul vecchio e nuovo fascismo (Letture di: Bataille, Littell e Theweleit, Jackson, Pasolini, Foucault, Deleuze e Guattari, Agamben, Eco, Ballard), Edizioni Action30, Bari 2009 (linkabile: https://pdivittorio.files.wordpress.com/2010/10/uniforme_anima_tipografia.pdf).

P. Di Vittorio, E. Mastropierro, L’informe, il rizoma, il blob. Per un divenire minore della filosofia, “Logoi”, n. 5/2015 (linkabile: http://logoi.ph/edizioni/numero-ii-4-2016/theoretical-issues-ricerca-numero-ii-4-2016/concepts-percepts-affects-concetti-percetti-affetti/linforme-il-rizoma-il-blob-per-un-divenire-minore-della-filosofia.html)

S. Arcagni, Appunti sparsi per un progetto postmediale. Note su Action30, “Uzak”, 23/VI, 2016 (linkabile:http://www.uzak.it/component/content/article/128-lo-stato-delle-cose/960-appunti-sparsi-per-un-progetto-postmediale-note-su-action30.html)

Il tavolo da lavoro è il protagonista dimenticato dei processi creativi. Semplice comparsa, si eclissa dietro lo sfavillio del genio. Dalla sua superficie s’irradia però una strana energia. Un alone lo trascende. Lungi dal ridursi alla porzione di spazio che occupa, racchiude un intero spazio di ricerca. È il paesaggio che abbraccia un ecosistema creativo: è lo studio di Freud, è l’appartamento di Breton, è la Biblioteca di Warburg, è la Parigi di Benjamin, è l’atelier londinese di Bacon. Oltre che ambiente di ricerca, il t. da lavoro è la ricerca nel suo farsi.

Sotto un tavolo ce n’è sempre un altro. Le macchine operatorie riposano su una certa tradizione. Non spuntano dal nulla. Appaiono in un “museo” che ne custodisce gelosamente i presupposti. Anche se non lo sanno, riattivano altre macchine preesistenti, che rendono il loro funzionamento possibile. Però le macchine non funzionano sempre nello stesso modo. I tempi cambiano, le condizioni operative si trasformano. Per questo il rapporto con l’archivio è sempre caratterizzato da una certa tensione tra filologia e finzione . Pesi adagiati sullo stesso filo, pendono in direzioni opposte. Riscoprire un tavolo operatorio significa anche inventarlo. Continua a leggere “Bazar elettrico / quieora.ink”

Reale, cosa?

Paolo Vernaglione Berardi                                                    Giorgio Agamben, Che cos’ è reale? 

La scomparsa di Majorana

Neri Pozza Editore, 2016

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Se il pensiero proviene dall’assenza e la scrittura dal vuoto che circoscrive, ogni memoria è il ricordo di una scomparsa. E in quanto tale mette in causa il reale. Nel caso della scomparsa di Majorana l’accumulo di dati mancanti che a distanza di 78 anni testimoniano per l’indecidibile, è il segno di una infinita dispersione.

Lo ricorda finemente Giorgio Agamben in Che cos’è reale? La scomparsa di Majorana che ripercorre la vicenda del genio della fisica, a partire dalla traccia narrativa del racconto di Leonardo Sciascia La scomparsa di Majorana (1975). Riletto oggi come introduzione alla ricostruzione genealogica operata da Agamben, la vicenda raccontata da Sciascia ci permette di elaborare una differenza, nella distanza tra il suo testo e quest’ ultimo in cui si fa visibile la labile soglia tra la realtà e la sua contestazione nell’inesistenza. Continua a leggere “Reale, cosa?”

Che fine ha fatto il “genere”?

Che fine ha fatto il genere?     pdf                                                                

Incontri in biblioteca

Caffè Letterario, Via Ostiense 95, Roma

Giovedì 12 gennaio 2017

h. 17,30

Paolo Berardi Vernaglione

Il “genere” di Stato

Il genere è divenuto il discorso all’ordine del giorno nelle società del capitalismo globale. Sostenuto dalle pratiche istituzionali dello Stato e da modelli di assistenza nei paesi europei in cui sono in vigore forme di welfare sussidiario (associazioni, organizzazioni non governative, enti), l’insieme delle pratiche di genere è entrato a far parte della sfera dei diritti acquisiti.

Benchè vi siano, oggi più di ieri, differenze rilevanti nell’acquisizione da parte del potere pubblico dei diritti di genere, dell’eguaglianza di genere e delle istanze di discriminazione nei confronti di donne, gay, trans, i pronunciamenti legislativi in materia di genere sono entrati nella sfera d’azione del diritto statale.

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