La prossima notizia: la destituzione del “politico”

 

da: Giorgio Agamben, La potenza del pensiero. Saggi e conferenze (2005)*

«La politica è ciò che corrisponde all’inoperosità essenziale degli uomini, all’essere radicalmente senz’opera delle comunità umane. Vi è politica, perchè l’uomo è un essere argos, che non è definito da alcuna operazione propria – cioè: un essere di pura potenza, che nessuna identità e nessuna vocazione possono esaurire…».

«In che modo quest’argia, queste essenziali inoperosità e potenzialità potrebbero essere assunte senza diventare un compito storico, in che modo, cioè, la politica potrebbe essere nient’altro che l’esposizione dell’assenza di opera dell’uomo e quasi della sua indifferenza creatrice a ogni compito e solo in questo senso restare integralmente assegnata alla felicità – ecco quanto, attraverso e al di là del dominio planetario dell’oikonomia della nuda vita, costituisce il tema della politica che viene”.

“Vogliono costringerci a governare, non caderemo in questa provocazione”

da: Comitato invisibile, Ai nostri amici (2014-15)

«…Molliamo gli ormeggi!».

«…l’epoca è anche quello che troviamo al fondo di noi stessi non appena accettiamo di discendervi, quando ci immergiamo in ciò che viviamo, vediamo, sentiamo percepiamo…».

«Proprio per il fatto di non aver capito che la “crisi” non è un fatto economico ma una tecnica politica di governo, alcuni si sono resi ridicoli affrettandosi a proclamare, con l’esplosione della truffa dei subprimes, la “morte del neoliberismo”. In realtà non stiamo vivendo una crisi del capitalismo ma, al contrario, il trionfo del capitalismo di crisi. “La crisi” significa: il governo cresce.».

« “Mettere l’umano al centro” è stato il progetto occidentale. Si sa dove ha portato. E’ venuto il momento di abbandonare la nave, di tradire la specie. Non c’è una grande famiglia umana che esisterebbe separatamente da ciascuno dei mondi, degli universi familiari, da ciascuna delle forme di vita che disseminano la terra. Non esiste un’umanità, vi sono dei terrestri e i loro nemici, ovvero gli Occidentali, di qualsiasi colore sia la loro pelle.».

«Lo stato di eccezione nel quale viviamo non va denunciato, va ritorto contro il potere stesso. Eccosi così sollevati, a nostra volta, da ogni riguardo per la legge…».

«Le verità etiche…non sono delle verità sul Mondo, ma le verità a partire dalle quali possiamo abitarlo. Sono delle verità, delle affermazioni, enunciate o silenziose, che si provano ma non possono essere provate».

«Se i terrestri sono pronti a rischiare la loro vita per impedire che una piazza venga trasformata in un parcheggio come a Gamonal in Spagna, che un parco diventi un centro commerciale a Gezi in Turchia o che dei boschi diventino un aeroporto, come a Notre-Dame-Des-Landes in Francia è perchè ciò che amiamo… – fa anch’esso parte di noi: non ci riduciamo ad un Io che per il tempo di una vita alloggia in un corpo fisico delimitato dalla sua pelle, il tutto caratterizzato dall’insieme di proprietà che crede di possedere. Quando il mondo viene toccato, siamo noi stessi ad essere attaccati.».

«…la decisione viene presa nella strada, ricordando a chi lo avesse dimenticato che “popolare” viene dal altino populor, “devastare, distruggere”».

«Nelle piazze occupate tutto ciò che la politica dalla Grecia classica in poi ha relegato nella sfera in fondo disperezzata della “economia”, della gestione domestica, della “sopravvivenza”, della “riproduzione”, del “quotidiano” e del “lavoro” si è al contrario affermata come dimensione di una potenza politica collettiva, sfuggendo alla subordinazione del privato.».

«…la riscoperta della carica affettiva legata alla parola, alla parola vera. Il contrario della democrazia, non è la dittatura, è la verità. Ed è proprio perchè sono dei momenti di verità, in cui il potere è nudo, che le insurrezioni non sono mai democratiche».

«Governare è un modo particolare di esercitare il potere. Governare non significa imporre una disciplina a un corpo, nè far rispettare la Legge su un territorio fino a suppliziare i trasgressori, come sotto l’Ancien Régime. Un re regna. Un generale comanda. Un giudice giudica. Governare è un’altra cosa. Significa guidare le condotte di una popolazione, di una molteplicità sulla quale bisogna vegliare come un pastore sul suo gregge, in modo da massimizzarne il potenziale e orientarne la libertà. Significa quindi tener conto dei duoi desideri, modellare i suoi modi di fare e di pensare, le sue abitudini, i suoi timori, le sue disposizioni, il suo ambiente. Vuol dire dispiegare un insieme di tattiche: tattiche discorsive, poliziesche, materiali, facendo grande attenzione alle emozioni popolari, alle loro misteriose oscillazioni; significa agire a partire da una sensibilità costante alla congiuntura affettiva e politica in modo da prevenire la rivolta e la sovversione. Agire sull’ambiente e modificarne continuamente le variabili, agire sugli uni per influenzare la condotta degli altri, per mantenere il dominio sul gregge. Significa insomma condurre una guerra senza che ne abbia il nome e l’apparenza su quasi tutti i piani dell’esistenza umana…».

«La democrazia è la verità di tutte le forme di governo. L’identità di governante e governato è il punto limite in cui il gregge diventa pastore collettivo e il pastore si dissole nel suo gregge, quello in cui la libertà coincide con l’obbedienza, la popolazione con il sovrano. Il riassorbimento l’uno nell’altro del governante e del governato è il governo allo stato puro, senza più alcuna forma nè limite».

«…ripensare l’idea di rivoluzione come pura destituzione».

«Destituire il potere significa privarlo del suo fondamento. Ed è appunto quello che fanno le insurrezioni…Destituire il potere significa privarlo della legittimità, condurlo ad assumere il suo carattere arbitrario, a rivelare la sua dimensione contingente. Significa mostrare che può reggere solo nella situazione,…– significa farne una configurazione passaggera delle cose che, come tante altre, deve combattere e mistificare per sopravvivere…Destituire il potere, significa riportarlo sulla terra».

«Il rapporto dell’uomo al mondo, non essendo basato su un’adeguatezza naturale, è essenzialmente artificiale, tecnico, per parlare greco. Ogni mondo umano è una certa configurazione di tecniche, di tecniche culinarie, architettoniche, musicali, spirituali, informatiche, agricole, erotiche, guerriere, etc. Questo proprio perchè non esiste un’essenza umana generica: esitono solo delle tecniche particolari, ciascuna delle quali configura un mondo, materializzando così un certo rapporto a esso, una certa forma di vita. Non si “costruisce” quindi una forma di vita; non si fa altro che incorporare delle tecniche, con l’esempio, l’esercizio, o l’apprendimento.».

«L’hacker si chiede “come funziona questa cosa?” per trovarne i difetti ma anche per inventarne altri usi, per sperimentare. Sperimentare significa quindi: vivere ciò che implica eticamente questa o quella tecnica. L’hacker mira a strappare le tecniche al sistema tecnologico per liberarle.».

«Si possono governare solo dei soggetti liberi e presi in massa».

« “Il vero guerriero, diceva Sun Tzu, non è bellicoso; il vero lottatore non è violento; il vincitore evita il combattimento».

«Bisogna contare tra i miracoli della lotta in Val di Susa quello di essere riuscita a strappare un buon numero di radicali all’identità che si erano pateticamente forgiati. Li ha fatti tornare sulla terra.».

«Quando la repressione ci colpisce, cominciamo a non prenderci per noi stessi, dissolviamo il soggetto-terrorista fantasmatico che i teorici della contro-insurrezione si sforzano malamente di imitare;…».

«Ma se noi accettiamo la guerra civile, compresa quella tra di noi, non è solamente perchè ciò costituisce in sè una buona strategia per mettere in rotta le offensive imperiali. E’ anche e soprattutto perchè essa è compatibile con l’idea che ci facciamo della vita…Alla domanda, perchè vi battete? noi possiamo rispondere che ne va della nostra idea di felicità».

«Fare secessione vuol dire abitare un territorio, assumere la nostra configurazione situata del mondo, la nostra maniera di dimorarvi, la forma di vita e le verità che siamo, e a partire da questo entrare in conflitto o in complicità. Significa quindi legarsi strategicamente alle altre zone di dissidenza, intensificare la circolazione con le contrade amiche, senza curarsi delle frontiere.».

«Il linguaggio, tipicamente, è il “comune”: ci si esprime grazie a lui, attraverso di esso, ma allo stesso tempo nessuno può possederlo in proprio. Si può solo farne uso.».

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*Conferenza tenuta al Collège international de philosophie di Parigi nel 1996, pubblicata in una versione leggermente diversa, come prefazione a Emmanuel Levinas, Alcune riflessioni sulla filosofia dell’hitlerismo, Macerata, Quodlibet, 1996; ora in La potenza del pensiero. Saggi e conferenze, Neri Pozza editore, Vicenza 2005.