Edizioni di “archeologia filosofica”

I LIBRI DEL LABORATORIO

Crediamo che una collana sia importante.

Perchè è un filo rosso che attraversa e connette le nostre ricerche. Perchè mostra che cos’è una genealogia. Perchè disegna un profilo delle dispersioni in cui in cui il pensiero si raccoglie. Abbiamo in preparazione tre libri che vorremmo pubblicare:

La natura umana come dispositivo di Paolo Vernaglione Berardi

Archeologia dell’erotismo di Alessandro Baccarin

I quaderni del laboratorio

Di cosa si tratta?

La natura umana come dispositivo

Per estensione e portata la nozione di natura umana sfugge alle molteplici definizioni che ne sono state date nella modernità e scarta l’ordine cronologico in cui il pensiero la attende, mostrandosi al tempo stesso come nozione comune e come generica astrazione. La posta in gioco nel risalire questa soglia è una ridefinizione della modernità che si lascia alle spalle l’ “umanità” intesa come l’essenza biologicamente o culturalmente presupposta dell’uomo. Ancora una volontà di sapere, forse, ma ove il soggetto non è la sostanza dell’umano. Il metodo dell’archeologia filosofica qui impiegato delimita il campo di una verità intesa come evento storico singolare. Si cercheranno dunque i confini di una possibile mappa del vivente come essere mortale, la cui natura sono, con Michel Foucault, le formazioni discorsive che lasciano emergere i rapporti tra saperi, poteri e soggetti. Si tratta così di indagare i dispositivi di “presa sulla vita” che girano a vuoto lasciando emergere l’Ingovernabile che il fuori ripiega all’interno di essi.

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Archeologia dell’erotismo

Nel grande naufragio della letteratura greco-romana uno spazio particolare, sebbene del tutto misconosciuto, occupa la manualistica erotica. Si trattava, ben al contrario di quanto i miseri frammenti a nostra disposizione ci permettono di leggere, di un genere letterario importante, che solo una lettura distorsiva e anacronistica potrebbe ascrivere alla pornografia o alla ancora più vaga categoria letteraria della “letteratura di consumo”. L’autorialità che rese celebre questo genere era composta per lo più da figure femminili, donne come Filenide di Samo, la più antica autrice di un manuale erotico greco, o l’egiziana Elefantide, autrice amata dall’imperatore Tiberio. Autrici la cui dimestichezza con la filosofia rendeva possibile scrivere un manuale di “comportamento” sessuale o erotico e ironizzare, proprio attraverso il testo, con le principali correnti filosofiche antiche.

Scopo del presente studio non è solo ricostruire questo genere letterario perduto, popolato da autrici e da titoli degni di della biblioteca universale di Borges, quanto recuperare quella koiné culturale, etnica, visuale e artistica che possiamo definire come “ars erotica” e che popola l’arte greco-romana, così come popolava lo spazio visuale della città antica. Il recupero della dimensione espositiva dell’erotismo, proprio di quella koiné, consente l’individuazione dell’emergenza non solo del soggetto di desiderio, ma anche l’impostazione di un lavoro archeologico-filosofico su quella sfera del desiderio che, a partire dal dispositivo di sessualità, per dirla con Michel Foucault, la modernità ha assegnato d’autorità alla psichiatria e allo psichismo del soggetto. Il libro ambisce a fornire al lettore esperto e a quello meno esperto una monografia esaustiva sull’argomento, che è stato percorso solo furtivamente nel mondo degli studi classici.

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I quaderni del Laboratorio

Definibile come sapere degli enunciati in cui si determinano i rapporti tra storia e filosofia, l’archeologia filosofica retrocede alle condizioni di possibilità del pensiero, a partire dalle relazioni tra saperi, poteri e soggetti. L’invenzione epistemologica di Foucault, intesa nelle indagini filosofiche di Enzo Melandri e riproposta nella metodologia genealogica di Giorgio Agamben, è la ricerca di una certa posizione in rapporto alla tradizione filosofica, alla politica e alla storia della verità. Il testo che presentiamo raccoglie i quaderni che abbiamo redatto in tre anni di ricerche del Laboratorio “archeologia filosofica”, e che abbiamo presentato in seminari e incontri pubblici. Dalla “cura di sé” in Marco Aurelio e Michel Foucault, dalla genealogia della morale allo spazio letterario in Blanchot, dalla storia della follia all’analisi esistenziale di Biswanger, e dall’ “aperto” animale all’inoperosità, una serie di questioni sono indagate attraverso l’analisi delle formazioni discorsive vigenti nell’epoca della “presa sulla vita”.