Passaggi Federica Bellantoni - Mostra fotografica / Testi poetici di Fabio Strinati

Passaggi indica una stagione che se ne va. Un evento accade. Niente è più come prima. Non ci sono più anni, gli spazi non sono più luoghi da abitare. Forse la terra era così, all’inizio. Malamente gli uomini hanno creduto che fosse il loro dominio. Quando guardo fuori non vedo se non ciò che sarebbe potuto essere. O ciò che sarà dopo. Un preludio dell’eternità?

F.B.

Luce filtra, perfora più nera miseria in un’oratoria inghiottita di voce che

rauca, si stravolge in una macchia solitaria

dietro ( dentro ) nascondiglio che sprofonda purché intero…

e buio, sconfina oltre breve accenno in un sonno di verde e di memoria, strappato in un subbuglio,

di angoscia e ai lati emarginato…

Osservo un tono sprigionato nell’infinito ché tuono apre un segno che di suono scuote un acuto e lontananza,

s’avvicina raggruppandosi. Vedo sparpagliate sagome disciogliersi dentro un vuoto come immateriale che intravedo nel mio io che s’apre al mondo strattonato da un’onda bianca,

l’azzurro di un acquario.

Sagome di alberi lungo e nei dintorni quel senso di un vuoto mistico arrotolato sulla soglia del disagio.

Spruzzi occupanti sgranati

negli occhi di un’inquieta immagine animata, che si compone di un freddo che impreca

solitudine come veste

di una linea piccola e incurvata, mattina senza fine,

ossigenata e di una doratura

che spella.

Scarmigliata è l’anima che si porta con sé quell’impronta impigliata in un’orma

di stagione che si biforca e si moltiplica

nell ‘essenza di un momento; ramificano fertili spighe sotterra, ché un ‘alba

s’istruisce al cielo quando risuonano

onde di un metronomo

incuriosito dal tempo,

che non chiede perdono quando intima

è stagione di un egocentrico

inchino al sole

e il tocco della falce sull’eterno

 

Sento melodica una scia di luce che si posa sulla carta

trascinata da spuma candida di quel dipinto attirato

dal pennello, di quell’istante

che squarcia nuvole toccando il mare immenso come in un saluto ribolle

il gesto di una nave,

e quel tramonto muto.